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SULLE NOTE DI VERDI
Castione Marchesi, Roncole Verdi, Busseto, Polesine, Zibello, Chiaravalle

Chi non conosce Giuseppe Verdi, il grande compositore dell'800? Ecco un itinerario che propone la visita dei luoghi verdiani, armonizzando musica, arte, storia, fede e delizie gastronomiche. Partendo dallas casa naturale di Roncole, al Teatro verdiano di Busseto, passando per Zibello 'capitale' del culatello, per culminare nell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, fondata nel 1145 e ancor oggi animata da Monaci fedeli alla regola benedettina Ora et Labora.
Km. 70 - Tempo di percorrenza: 2- 2.30 ore, escluse le soste.
Dall'Antico Borgo di Tabiano scendi a Fidenza via Santa Margherita; prendi la Circonvallazione Nord direzione Piacenza; all'indicazione Busseto volta a destra sulla SP 588 R; ; dopo 5 Km, , supera il cavalcavia dell'autostrada, sulla destra trovi l'abbazia di Castione.
  • CASTIONE MARCHESI - ABBAZIA DI SANTA MARIA ASSUNTA [Approfondimento]

    L'abbazia si colloca su un leggero rilievo, già abitato in età Bronzo, come lo dimostra un vicino insediamento di terramare scoperto verso la fine dell'Ottocento. Fondata nel 1033 dal marchese Adalberto Pallavicino, insieme alla moglie Adelaide, sui ruderi di un'antica corte, affidata ai monaci benedettini, diviene ben presto rifugio di pellegrini, meta delle preghiere di poveri e di signori.

    La sua età d'oro dura fino alla metà del XV secolo. Nel 1485 l'Abbazia passa ai monaci olivetani, che la reggono fino al suo trasferimento alla diocesi di Parma (1764). Napoleone la confisca e la cede agli Ospizi Civili di Parma.

    Solo alla metà del XX secolo iniziano le prime opere di restauro, che consentono il recupero al culto dell'edificio. La chiesa primitiva dell'abbazia viene interamente ricostruita alla fine del XII secolo, con un impianto simile a quello della vicina abbazia di Fontevivo.

    Di questa fasel'edificio attuale conserva le tre navate, coperte con volte a crociera e con pilastri a fascio sormontati da splendidi capitelli, alcuni geometrici e altri decorati con figure di animali.

    Alla fine del Cinquecento gli olivetani modificano il campanile e ricostruiscono il presbiterio con alte finestre rettangolari. Nella chiesa sono conservati frammenti di un pavimento a mosaico del XII secolo, recuperato nel presbiterio sotto un pavimento romanico in lastre di pietra.

    Realizzato sul modello di disegni contenuti in codici miniati del tempo, è l'unico esempio di mosaico romanico nel parmense. Sul lato destro della chiesa un portico costeggia tutta la fiancata, con archi a tutto sesto sovrastati dal campanile che da questo punto esprime l'aspetto più suggestivo.
Dall'Abbazia di Castione prendi la strada comunale in direzione di Roncole Verdi, che raggiungi dopo 7 Km, in una decina di minuti.
  • RONCOLE VERDI [Approfondimento]

    Casa natale di Giuseppe Verdi
    Per chi desidera conoscere più a fondo la vita del grande Maestro, consiglio di visitarne la casa natale a Roncole Verdi, modestissimo casolare, rimasto com'era ai suoi tempi.

    La chiesa di San Michele Arcangelo
    Fondata nel 1004, subì numerosi rimaneggiamenti: nel 1518, rifacimento dell'abside poligonale; nel 1610, rinnovo della facciata, del campanile e dell'interno a tre navate. Sulla paretedella navata destra e all'ultimo pilastro sono numerosi frammenti di affreschi di scuola parmense (XVI secolo): una Madonna col Bambino, Adorazione dei Magi, Deposizione dalla croce, Cristo nel sepolcro.

    Nella cappella a destra dell'abside è la Madonna fra i SS. Rocco e Sebastiano, con l'Eterno nella cimasa e affiancata dai SS. Donnino e Michele; a destra la Natività. Nel presbiterio altri frammenti di affreschi votivi, tra cui la Crocifissione (fine XV secolo), Vescovo attorniato da due figure femminili (fine XIV secolo), numerosi santi. (XV e XVI secolo).

    La pala dell'altare maggiore con S. Michele Arcangelo è del bussetano Balestra (1741). Sotto la mensa dell'altare una statua lignea del Cristo deposto (XIV secolo). All'ultimo pilastro a sinistra è un affresco raffigurante la Madonna che allatta (1525).

    In controfacciata l'Immacolata tra i santi del Balestra (1757) e Crocifisso che appare a S. Pellegrino (XVIII secolo). In sagrestia è una statua lignea della Madonna del Rosario (XVIII secolo) e in canonica il Riposo dalla fuga in Egitto del Pisani (XVII secolo). A destra dell'ingresso è il fonte battesimale dove fu battezzato Giuseppe Verdi.

    Nel locale adiacente il presbiterio si trova l'organo costruito da Ferdinando Bossi nel 1797, sul quale il piccolo Verdi si esercitava alla guida del suo primo maestro, Pietro Baistrocchi. Nel 1900 il direttore d'orchestra Leopoldo Mugnone e la mezzosoprano Giuseppina Pasqua, visitando la chiesa constatarono la necessità di restauri per l'organo e fu eseguito gratuitamente da Filippo Tronci, al quale fu riconoscente Verdi stesso, che gli autografò una fotografia con le parole: "Al Cav. Filippo Tronci, che si offrì spontaneo restauratore di quest'organo che io suonai fanciullo. G. Verdi – Sant'Agata 22 Ottobre 1900".

    Nella piccola stanza sotto l'organo sono esposti alcuni cimeli verdiani, tra cui l'atto di battesimo, redatto in latino. All'esterno della chiesa, nel retro, è murata una lapide che ricorda come, nel 1814, Luigia Uttini e il piccolo Verdi trovarono rifugio nella torre campanaria, per sfuggire alle truppe russe e austriache nel periodo immediatamente successivo alla disfatta napoleonica: "Luigia Uttini scampava il suo piccolo Beppino dalle orde sanguinarie di Russia e di Austria devastanti questa fertile plaga"
Per andare a Bussero gira a sinistra. (5 Km)

Chi desidera andare direttamente a Busseto da Castione riprenda la SP 588 R (8 Km)
  • BUSSETO [Approfondimento]

    Considerata tradizionalmente la patria di Giuseppe Verdi, anche se il «cigno di Busseto", nacque nella piccola frazione Róncole Il nome "Buxetum" deriva da "buxus" (bosso). La cittadina ha origine antichissima, ma il suo nome appare in documenti solo dopo il 1100, quando il territorio faceva ancora parte dell'Oltre Po cremonese.

    Verso la metà del XIII secolo, con il marchese Uberto il Grande, Busseto entra con certezza nei domini dei Pallavicino per rimanervi ininterrottamente come capitale del loro piccolo Stato fino al 1587, quando il marchesato diviene territorio dei Farnese, raggiungendo il massimo splendore con Orlando il Magnifico.

    Il nucleo centrale conserva l'antico impianto ortogonale, forse anteriore al mille, mentre delle mura che cingevano la città e delle due porte restano soltanto tre torrioni.
  • LA ROCCA [Approfondimento]

    Edificata verso il 1250, fortificata nel secolo XV con sei torrioni circolari, completamente rifatta nel XIX secolo a imitazione dello stile gotico.

    Presenta due torri angolari merlate, la cinquecentesca torre dell'Orologio al centro, un portico a bifore ornate di fregi e medaglioni in cotto.

    Nell'ala destra si trova il Teatro Verdi (1857-68), progetto di Pier Luigi Montacchini.

    Sul lato meridionale di piazza Giuseppe Verdi prospetta il palazzo del Comune, edificio dei XV secolo, che conserva un pregevole fregio in cotto nel cornicione.

  • VIA ROMA [Approfondimento]

    Lungo i bei portici di questa strada si incontrano alcuni edifici di importanza storica: un palazzetto quattrocentesco con due ordini di finestre e decorazioni in cotto, palazzo Barezzi, suocero di Verdi, nonché suo primo mecenate;

    Palazzo Orlandi, sede del Museo dei Cimeli verdiani, che raccoglie decorazioni, quadri, strumenti musicali e documenti legati al musicista. Verso la fine della strada il Monte di Pietà (1679-82), esempio di architettura barocca farnesiana.

    Ospita il Civico Museo con dipinti dal XVI al XIX secolo, sculture e mobili di pregio e la biblioteca, istituita nel 1768, che contiene oltre 35 000 volumi, disposti in scaffalature seicentesche, con alcuni rari incunaboli.
  • COLLEGGIATA DI SAN BARTOLOMEO [Approfondimento]

    Eretta nel 1437-50 sui ruderi della trecentesca chiesa di S. Nicolò, rimaneggiata nel XVIII secolo, sorge lungo il lato orientale di piazza Verdi. Nella facciata gotica si inseriscono un portale rinascimentale con decorazioni in cotto, il rosone e una lapide che ricorda l'incontro tra Paolo III e l'imperatore Carlo V nel 1543.

    L'interno è decorato da eleganti stucchi di gusto rococò; nelle cappelle si ammirano opere di G.B. Draghi:, Anselmi e Vincenzo Campi.
  • S. MARIA DEGLI ANGELI [Approfondimento]

    Quasi di fronte alla villa Pallavicino si ergono la Chiesa ed il Convento francescano, voluti dal marchese Orlando con un testamento delle 1453 ed eretti tra il 1470 e il 1474 dai figli Gianlodovico e Pallavicino. La facciata è in stile gotico-lombardo, con mattoni d'un bel rosso ferro e rosso porpora; al centro il rosone conferisce leggerezza ed eleganza all'edificio.

    L'interno, a tre navate, si stende su due colori: rosso e bianco; gli archi sono a volte ogivali, provvisti di cordonature, quattro spicchi per ogni campata. L'abside evidenzia un profilo molto abbassato rispetto al corpo della Chiesa; all'esterno rinforzi di lesene agli spigoli.

    L'opera più importante, in fondo alla navata sinistra, è il Compianto su Cristo morto, gruppo in terracotta policroma realizzato nel 1476-77 da Guido Mazzoni. Nell'ultima campata della navata destra. Si trova il frammento di un affresco staccato, raffigurante Cristo caduto sotto la croce e la Veronica, attribuito ad Antonio Campi.
  • VILLA PALLAVICINO [Approfondimento]

    Sorge al termine di un viale alberato, al di fuori del nucleo storico della città, al centro di un ampio giardino, cinto tutt'intorno da un fossato. Il complesso cinquecentesco, attribuito al Vignola, è formato da cinque corpi quadrati disposti a scacchiera e comunicanti tra loro attraverso loggiati passanti; il corpo centrale è occupato da un grande atrio aperto ai quattro venti, detto Boffalora.

    Il padiglione d'accesso (XVII secolo), diviso in tre parti, è decorato da festoni di maniera e, al centro, da un drappeggio aperto su una finta balaustra che imita un sipario teatrale.

    La volta (1770 -1780) riecheggia il salone degli stemmi di Torrechiara, con affreschi, immagini di divinità e grottesche raffiguranti intrecci di putti, pesci, scimmie e uccelli. Alla fine del XVII secolo Alessandro II Pallavicino ordina l'innalzamento della villa.

    La facciata è alleggerita dallo slancio verticale dato dai bugnati che ritmano gli angoli, dai tagli orizzontali delle cornici e dagli stucchi rococò eseguiti da Carlo Bossi. Nelle sale del corpo anteriore destro sono conservati mobili antichi, dipinti e ceramiche.

    Le sale del corpo anteriore sinistro, affrescate dal Draghi e ornate di stucchi settecenteschi, custodiscono cimeli di Verdi, tra cui una spinetta dell'inizio del XIX secolo. Piccola ed elegante la cappella.

    Una scala con pregevole ringhiera in ferro battuto porta agli ambienti del primo piano, decorati da raffinati stucchi e affreschi del Draghi, con arredi dei secoli XVII-XIX. A sud del palazzo sorgono le scuderie, con pianta a ferro di cavallo e ali rivolte verso la villa. Museo civico all'interno della villa ricco di documenti, manoscritti, spartiti e ricordi verdiani.
Continua in direzione Nord, per la SP 588 lungo una strada tortuosa sull'argine dell'Ongina; in meno di 4 Km, superato alla sinistra il fiume, giungi a Sant'Agata.
  • SANT'AGATA VILLA VERDI [Approfondimento]

    Verdi costruisce la sua residenza di campagna nel 1848, non lontana da Busseto, ma al di la del fiiume Ongina, in provincia di Piacenza.

    Vi trascorre la stagione estiva e fa coltivare con passione e competenza la sua vasta tenuta agricola.

    All'interno il mobilio originale in stile "Luigi Filippo" ed altri cimeli e ricordi dell'artista e di Giuseppina Stepponi, seconda moglie del musicista.
Prosegui lungo la SP 588, fino ad un bivio, prendi a destra per Vidalenzo; di qui prosegui per Polesine (5 km)
  • POLESINE PARMENSE [Approfondimento]

    Il suo nome deriva da polecini o polesini, isolette che, trascinate dal fiume durante le piene, si amplano e si rafforzano fino a saldarsi nel tempo con la riva.

    Presenze storiche importanti sul territorio sono la chiesa di San Vito e Modesto, che contiene una fonte battesimale del '500, la chiesetta dedicata alla Beata Vergine di Loreto, in zona golenale e descritta da Giovanni Guareschi, l'antico Palazzo Due Torri.

    Al porticciolo di Polesine possono approdare i turisti che, navigando sul grande fiume, si accingono a visitare le "Terre Verdiane" e a gustare i sapori tipici della zona.
  • CORTE PALLAVICINA [Approfondimento]

    Antiche mappe fanno presumere che l'edificio sia di origine medioevale, forse dell'epoca dello stesso Adalberto, uno dei capostipiti della famiglia Pallavicino.

    Le prime notizie certe risalgono al 1571: il conferimento della dote della marchesa Margherita, sposa del marchese Camillo Pallavicino, viene redatto nella sala da pranzo del Palazzo delle Due Torri, residenza del predetto marchese Camillo.

    Un secolo dopo il palazzo passa al potente cardinale Ranuzio Pallavicino, governatore di Roma dopo una brillante carriera nella diplomazia pontificia. Alla morte del cardinale avvenuta nel 1712, il Palazzo passa al lontano cugino Vito Modesto, che aveva sposato la Marchesa Ottavia Pallavicino di Tabiano.

    Dono giunto al momento opportuno, poiché il palazzo avito "delle Fosse" sta rovinando in Po a seguito della progressiva corrosione del fiume. Il palazzo compare in mappe del feudo di Polesine nel 1750 e nel 1871.

    Agli inizi del XX secolo, la realizzazione di difese efficaci stabilizza il fiume lungo il lato nord del Palazzo, andando così a riscoprire dopo secoli di oblio, l'antica rocca di Polesine.
Riprendi la SP 10 e giungi in 4 Chilometri a Zibello.
  • ZIBELLO [Approfondimento]

    Capitale del Culatello, che Gabriele D'Annunzio definì il principe dei salumi per la sua dolcezza e morbida compattezza. Reperti archeologici testimoniano l'esistenza nel territorio di insediamenti preromani e romani, in particolare tracce della centuriazione.

    Munitissima fortezza, infeudata ai da Bariano nel X-XI secolo, successivamente ai da Sommo, nel 1249 passa ad Uberto Pallavicino il Grande per investitura di Federico II Imperatore. Da allora fino al XX secolo i Pallavicino dominano quasi incontrastati. Giovan Francesco (XV secolo ), ultimogenito di Rolando, fa di Zibello la capitale della sua minuscola signoria.

    Dal 1530 il feudo è oggetto di un'interminabile contesa tra i Pallavicino ed i Rangoni, che riescono a possederlo per circa un secolo, ma lasciano andare la rocca in rovina. Ancor meno se ne curano i Pallavicino quando ne ritornano in possesso.

    Solo l'ultimo feudatario, il marchese Antonio Francesco (1775-1805), realizza opere che testimoniano il suo impegno civile e sociale nei confronti dei propri sudditi.
  • PALAZZO PALLAVICINO [Approfondimento]

    Sorge sulla piazza principale del paese, a pianta quadrata con corte centrale e fronte principale, porticato con pilastri poligonali e capitelli a scudo.

    La parte più antica (1460/70), ad opera di Giovan Francesco Pallavicino, si distingue per gli archi ampi e l'esuberanza delle decorazioni in terracotta e calce, tipica del gotico fiorito.

    L'altra parte dell'edificio, che ospitava il forno pubblico, l'osteria e la sede del dazio, è stata costruita nei primi anni del Cinquecento, all'epoca di Clarice Malaspina, vedova di Federico Pallavicino.

    La decorazione in terracotta della parte cinquecentesca del palazzo si deve alla fornace dei cremonesi De Stavoli, attiva in Zibello per molti secoli.

    Nel 1804, con l'intervento determinante del marchese Antonio, si apre in Palazzo una sala per spettacoli destinata al pubblico.

    Proprietà dei Pallavicino e dei Rangoni fino alla soppressione dei feudi in età napoleonica, l'edificio viene acquisito dall'amministrazione comunale nel 1905.
Da Zibello ritorna sulla SP 10 direzione Cremona fino a Vidalenzo. Di qui prendi la strada verso sud per Alseno. Poco dopo l'attraversamento dell'Autostrada raggiungi l'Abbazia di Chiaravalle.
  • CHIARAVALLE DELLA COLOMBA [Approfondimento]

    Il monastero, non lontano dalla via Emilia, sorge grazie alla straordinaria attività di San Bernardo e della famiglia Pallavicino. Nel 1136 il Vescovo Arduino concede al monastero i primi terreni, ma l'inizio dei lavori data al 1145.

    Dedicato a Santa Maria Assunta, deve il suo nome ad una leggenda che narra come il perimetro del monastero fosse stato indicato con delle pagliuzze da una colomba bianca. In quei tempi l'Abbazia è spesso preda di razzie ad opera dei feudatari che si contendono il controllo del territorio; nel 1248 numerosi monaci vengono uccisi nel saccheggio ad opera di Federico II.

    Ciononostante l'Abbazia continua ad ampliarsi ed a prosperare nei secoli fino all'epoca napoleonica, quando i suoi beni sono confiscati, i religiosi vengono allontanati, l'archivio, la biblioteca e gli arredi dispersi.

    I mille ettari di terreno ed i fabbricati passano agli Ospedali Civili di Piacenza. Praticamente abbandonata, per oltre un secolo, vittima di incuria ed abbandono, sperduta nelle nebbie padane.

    Ma nel 1937, su insistenza dell'abate-parroco don Guglielmo Bertuzzi, il Vescovo di Piacenza a richiama i monaci Cistercensi; vengono dalla famosa Abbazia laziale di Casamari; non più le decine e decine di un tempo, ma un piccolo nucleo che procede ad importanti restauri e ridona vita e decoro a questo stupenda testimonianza di arte e di religiosità.

    Anche oggi i Monaci, in osservanza del detto benedettino «Ora et Labora», procacciano con il proprio lavoro il necessario per sé, la parrocchia e le missioni (Africa e Brasile). Organizzano ritiri spirituali e convegni; nell'erboristeria vendono i prodotti tipici della loro plurisecolare esperienza: tisane, liquori, medicinali fitoterapici, profumi, mieli pregiati, ottenuti da erbe aromatiche secondo ricette tramandate nei secoli.
  • LA CHIESA [Approfondimento]

    La facciata, in stile romanico, si sviluppa in altezza, con un grande rosone centrale; sulla sinistra il campanile, sulla destra il complesso monastico, con i muri di colore chiaro, affiancato dal grande chiostro L'interno si struttura in tre navate, delimitate da colonne in mattoni scuri: lungo 65 metri, largo 20 e altrettanto di altezza; la navata centrale si suddivide in quattro grandi campate e termina "in conformità al modello abbaziale" con coro e transetto.

    Ampie vetrate policrome, di colore giallo, viola e blu, rimbalzano la luce del sole sui mattoni e sul marmo. Il pavimento è sopraelevato di ben venticinque centimetri rispetto a quello originario, per combattere l'umidità.

    Tra le opere più significative un'arca sepolcrale destinata a conservare le spoglie di primi abati, la decorazione presso il coro, ascrivibile alla scuola raffaellesca; nelle cappelle del transetto le raffigurazioni di Santa Maddalena e dei Santi Benedetto, Paolo, Pietro, Stefano.

    Una fila di piccoli bassorilievi con Gesù che porta la croce danno al viandante il senso di espiazione.. Sulla sinistra, in alto, un pulpito in legno scuro; sul lato opposto l'organo, fine del sedicesimo secolo, aperto fra due portelli con dipinte immagini allegoriche: l'Annunciazione, santa Cecilia, protettrice della musica, e Re David, autore dei salmi.

    Splendida, alla destra dell'abside, una lunga scala dritta, un tempo il collegamento tra il dormitorio dei monaci e la chiesa: ventisette gradini e una ringhiera in marmo rosa decorata da sette pomelli in marmo scuro.

    Oltrepassato l'abside, sulla sinistra la "Porta dei Morti", che conduce all'attiguo cimitero, a fianco della chiesa: al di sopra un angelo che suona la tromba del giudizio universale. Intorno alla chiesa, il selciato disegna il perimetro della sacralità, costruita da marmi mattoni, ancora intatta nel suo prestigio monumentale.

    Lunghe siepi verdi corrono verso il prato sul lato sinistro della facciata e, a pochi passi dall'avamportico, il selciato stesso sparisce in un breve riquadro acciottolato.

    Gli "occhi" della sagrestia Aperture rotonde poste all'interno della chiesa sul lato sud e sul lato est, che spezzano il ritmo decorativo; nel giorno di Natale la luce che entra dall'occhio posto a sud colpisce l'affresco della crocifissione illuminando alcune figure; la stessa luce irradia sui piedi del Cristo crocifisso nella ricorrenza dei defunti.
  • IL CHIOSTRO [Approfondimento]

    Di rara bellezza, a mio avviso uno dei più belli d'Italia, caratteristico anche per la sua originalità. Costruito nel XIII secolo, addossato alla navata laterale destra della chiesa, di stile gotico, perfettamente conservato, cuore pulsante dell'abbazia.

    Di forma quadrata, ogni lato misura quaranta metri ed è suddiviso in otto campate, coperte da volte a crociera con sottili ogive ricadenti su mensole pensili e dotate di chiavi in pietra di forma circolare a motivi vegetali o animali: in tutto novantasei archetti a sesto acuto, sostenuti da colonnine binate in marmo di Verona rosa.

    Le volte sono rinforzate da robusti contrafforti, in corrispondenza degli archi traversi a sezione acuta che scandiscono le campate. Le mensole che reggono gli archi sono distribuite sui quattro lati: in totale sono cinquantadue, come le settimane dell'anno.

    Quattro aperture danno accesso alla piazzetta interna, divisa da vialetti in altrettante aree verdi. Nella parte alta della chiesa un complesso sistema di canalizzazioni convoglia le acque piovane al "lavabo" ed alle cucine.

    Dal chiostro si accede al Refettorio e al Calefactorium, locale adibito alla meditazione, alla lettura, e alla preparazione dei materiali necessari per le operazioni di scrittura e miniatura.

    Interessante l'antico dormitorio dei monaci nella parte sopraelevata: un unico salone, con un magnifico soffitto a travi lignee, una parete interamente fatta di finestre, da dove entra la luce dell'alba; oggi vi è allestita una mostra, con pannelli che evidenziano la storia dell'Abbazia e l'espansione dell'Ordine Cistercense in Europa e nelle Missioni.
  • L'INFIORATA [Approfondimento]

    Nel 1937, con il ritorno dei monaci cistecensi, riprende l'antica usanza dell'infiorata, uno degli eventi ormai tradizionali e di maggior richiamo della provincia piacentina.

    Ogni anno, per la festa del Corpus Domini, la navata centrale della chiesa viene adornata da un tappeto di fiori recante raffigurazioni.

    La preparazione è tutt'altro che semplice: prima viene elaborato il disegno e vengono realizzati i riquadri centrali seguiti dalle cornici;

    su due strati di sabbia e foglie è sovrapposto da ultimo il velo di petali colorati.
Ritorno. Dall'Abbazia prendi la direzione Alseno; al bivio Emilia vai a sinistra per Fidenza e di qui all'Antico Borgo.
Una piacevole alternativa
Dall'Abbazia prendi la direzione Alseno; al bivio Emilia prosegue diritto in direzione Bacedasco fino al bivio per Castelnuovo Fogliani; giri a sinistra, attraversi il Borgo, dandovi una rapida occhiata; prosegui a destra in direzione Salsomaggiore Terme, che raggiungi in una ventina di minuti, passando lungo un altopiano tra campi e vigneti fino a Scipione Basso.Di qui sali a Salsomaggiore e raggiungi in breve l'Antico Borgo, passando per Tabiano Bagni.